Le interviste ai protagonisti della 14ª edizione
Ecco le interviste realizzate a fine della Dolomites SkyRace nel parterre di piazza Marconi, a Canazei.
Luis Alberto Hernando Alzaga (il vincitore): «Straordinario. Vincere una gara prestigiosa come la Dolomites SkyRace non capita tutti i giorni. Siccome ho una caviglia malconcia ho deciso di partire subito forte per affrontare la discesa più tranquillamente. Sapevo che Miguel sarebbe stato bravo a recuperare e così ho cercato di controllarlo senza sosta. Nella prima discesa al Lupo Bianco mi ha raggiunto e allora sono stato costretto ad aumentare ancora il ritmo, staccandolo. Poi nella discesona finale ho stretto i denti ed ho resistito al recupero di Caballero. Non è stato facile gestire le risorse, comunque, pensavo che alla fine la gara fosse più corta rispetto ai 23 km e quindi ho dovuto attingere a tutte le mie energie».
Miguel Caballero Ortega (secondo classificato): «Pensare di battere Hernando in queste condizioni era praticamente impossibile. È in forma strepitosa. Io comunque ci ho provato in tutte le maniere e nella prima discesa l’ho pure raggiunto, poi lui ha aumentato il ritmo, tenendomi sempre a distanza. Sono comunque molto soddisfatto, il fatto che alla fine il percorso sia stato ridotto come dislivello mi ha agevolato, anche perché prediligo le gare rapide. Va bene così, anche perché confermo di attraversare un buon stato di forma quest’anno».
Michele Tavernaro (terzo classificato): «Se mi avessero detto prima del via che sarei salito sul podio avrei fatto la firma. È stata una gara molto dura per tanti motivi, per il meteo, per il freddo e soprattutto per un lotto di avversari di altissimo valore. Mi ero preparato psicologicamente a qualsiasi percorso e tatticamente ho cercato di star vicino il più possibile agli spagnoli che erano il mio punto di riferimento. Me la sono giocata con loro per gran parte del percorso e accusare un ritardo di poco superiore al minuto va decisamente bene. Sono particolarmente felice perché quest’anno sono sempre fra i primi, sia nelle marathon sia nelle skyrace. Ora aspetto la vittoria. Il percorso era molto duro, conoscevo solo la prima parte, mentre nella seconda non sapevo cosa mi aspettava. È andata bene».
Paolo Larger (14° classificato): «Per la tipologia del nuovo percorso non era una gara adatta a me e così è stato, ma non cerco scuse legate al maltempo e al tracciato. Purtroppo più di così non sono riuscito ad andare, ogni volta che bisognava cambiare ritmo ero incollato al terreno. Io prediligo le verticalità estreme ed oggi non era così. È inutile che mi soffermi sul fatto che non ho la forma di dodici mesi fa, sicuramente pago i quattro mesi di inattività invernale. Sto cercando di recuperarla, l’importante è stare comunque con i primi, il risultato prima o poi arriverà».
Mireia Mirò (prima classificata): «Non posso che essere felice. Una gara fantastica e ben organizzata. L’unico rammarico il fatto di non aver disputato il percorso originale perché è di una bellezza unica. Comunque vincere qui ha sempre un significato particolare perché si tratta di una delle competizioni più importanti in assoluto ed anche perché quest’anno c’era una starting list di assoluto livello. Seppure meno tecnico rispetto all’originale il percorso è risultato ugualmente impegnativo, molto duro anche per il ritmo elevato da subito».
Emanuela Brizio (prima italiana): «Sono discretamente soddisfatta della mia gara e non potevo fare meglio. Io prediligo distanze più lunghe, perché ci metto sempre un pochino a carburare ed anche oggi mi sono svegliata tardi. Sulla prima salita avevo le gambe imballate e non riuscivo a stare con le prime. Alla fine sono riuscita a recuperare anche una posizione in discesa, ma il lotto delle partenti era davvero di grandissimo livello. Va bene così. Un plauso va ai ragazzi dell’organizzazione. Sono stati fantastici, permettendoci di gareggiare in condizioni limite in tutta sicurezza e incitandoci continuamente».
Diego Salvador (presidente Comitato Organzizatore): « È stata veramente dura, ma i commenti e i complimenti degli atleti a fine gara ci hanno gratificato del nostro sforzo. Le previsioni meteo davano neve in quota e pioggia a valle e così è stato. Alla vigilia avevamo predisposto quattro alternative di percorso, alla fine il nostro direttore di gara Ivano Ploner proprio un paio d’ore prima del via ha messo in cantiere addirittura una quinta opzione, dovendo escludere il passaggio al Piz Boè e pure a Forcella Pordoi».